ITER porta a 34 kiloampere un magnete superconduttore da 330 tonnellate
I tecnici hanno completato i test strutturali a freddo sulla bobina di campo toroidale 17 a meno 269 gradi Celsius prima dell'assemblaggio finale del tokamak
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I tecnici del progetto internazionale per la fusione ITER hanno completato le prove elettriche e strutturali su un magnete superconduttore da 330 tonnellate, portandolo fino a 34 kiloampere. Il test ha valutato come il massiccio componente a forma di D si deforma sotto forti forze elettromagnetiche prima dell'installazione nel reattore. Questa innovazione tecnica contribuirà a confinare il plasma supercaldo all'interno della più grande camera sperimentale a fusione del mondo.
Test a freddo sotto intensi carichi elettromagnetici
Il 30 ottobre il team tecnico ha trasferito la bobina di campo toroidale a forma di D, designata #17, su un telaio di trasporto dopo averla provata in un'apposita struttura per i test a freddo. Il lavoro è documentato da Interesting Engineering. Prima della prova di alimentazione, i tecnici hanno raffreddato il magnete da 330 tonnellate fino a 4 kelvin, ovvero meno 269 gradi Celsius. Il team ha poi alimentato il componente a 34 kiloampere (kA), pari alla metà della sua corrente operativa nominale di 68 kA. Il test ha permesso ai ricercatori di osservare la deformazione fisica causata dallo stress elettromagnetico e di confrontare le misurazioni reali con i modelli strutturali predittivi, segnando una tappa importante per questa innovazione nella fusione.
«È un passo importante raggiungere i 34 kA e confermare che la bobina si comporta come previsto dai modelli.»
— Adrien Deydier, ingegnere meccanico responsabile di ITER
Validazione dei sistemi criogenici e di rilevamento del quench
La struttura di prova è stata costruita per verificare ogni componente superconduttore e la relativa componentistica di supporto prima dell'assemblaggio all'interno della macchina. Questo allestimento controlla sistemi a vuoto, alimentatori, linee di alimentazione ad alta tensione, criogenia e strumentazione. Il programma è iniziato in maggio 2026 con la bobina #7, che ha raggiunto 10 kA per misurare la resistenza elettrica nei giunti interni e verificare il sistema di rilevamento del quench, che monitora le improvvise perdite di superconduttività. I test sulla bobina #17 sono iniziati in agosto 2026, raddoppiando il carico elettrico per analizzare come il pacchetto di avvolgimenti risponde alla forte pressione magnetica.
Costruire la gabbia di confinamento per il plasma di fusione
Il confinamento magnetico è centrale nella ricerca sulla fusione nucleare e negli obiettivi di sostenibilità a lungo termine per l'energia pulita. Per trattenere il plasma senza contatto fisico, il reattore si affida a un'elaborata invenzione che comprende in totale 18 bobine di campo toroidale, sei bobine di campo poloidale e un solenoide centrale. Le bobine toroidali creano la gabbia primaria che impedisce alle particelle di sfuggire verso le pareti del vessel. La bobina #17 si sposterà presto dallo stoccaggio temporaneo alla ITER Assembly Hall, dove i tecnici la integreranno nel modulo di settore finale del vessel a vuoto.
Le prossime prove puntano alla corrente operativa piena nel 2027
Il team di prova sta ora preparando la camera per la bobina di campo toroidale #19, un'unità di riserva costruita con specifiche identiche. Il raffreddamento a 4 kelvin è previsto per aprile 2027, secondo Interesting Engineering. Quella prova testerà l'isolamento ad alta tensione utilizzando connessioni a tenuta Paschen che corrispondono al progetto del tokamak. I tecnici installeranno anche rinforzi strutturali per spingere in sicurezza la bobina #19 fino alla sua piena capacità nominale di 68 kA. Gli ingegneri prevedono test di riscaldamento controllato per provocare eventi di quench deliberati e confermare i margini di sicurezza prima di riconfigurare il banco di prova per la bobina di campo poloidale #1, di forma anulare.
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